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Chiesa dei Santi Severino e Sossio

XXIV Tappa "A Spaccanapoli"


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CHIESA DEI SANTI SEVERINO E SOSSIO


La Chiesa dei Santi Severino e Sossio, fondata dai Benedettini, è un complesso monastico medievale ricco di opere d'arte, situato nei pressi del Decumano inferiore (Spaccanapoli), in via Bartolommeo Capasso. Al suo interno è anche presente l'Archivio di Stato, fornito di ogni tipo di documento storico.




STORIA ARTE E CULTURA


 La chiesa dei Santi Severino e Sossio ospitò nel 1594 Torquato Tasso, che si ritirò all'interno del monastero ospitato dei monaci Cassinesi nei suoi ultimi mesi di vita. Già gravamente ammalato, fu visitato qui dai suoi amici napoletani più stretti, tra i quali il poeta Giambattista Vico e lo storico Giulio Cesare Capaccio, riuscendo nel contempo anche a completare alcune sue opere di valore, come il poema Mondo Creato, la Vita di San Benedetto e terminando anche i dialoghi Delle imprese, il Minturno e il Porzio. Ricevette nel monastero anche la visita di Giambattista Manso, che lo aiutò economicamente e non solo, per varie questioni legali legate ad una mancata eredità ricevuta. In cambio il poeta gli dedicò il dialogo Il Manso ovvero dell'Amicizia. Il processo nonostante l'aiuto del marchese non fu favorevole a Tasso, che ottenne la sentenza pochi mesi prima di morire nella sua residenza a Roma. A testimonianza del breve passaggio di Torquato Tasso è ancora presente una lapide di fronte la chiesa dei Santi Severino e Sossio sulla parete esterna dell'ormai soppresso monastero.



Lapide a Torquato Tasso


 La chiesa, situata di fronte l'Archivio di Stato, prende il nome dal Santo Severino, la cui salma fu trasportata all'interno nel 902, e da San Sossio Martire, la cui salma fu portata all'interno nel 904. Nel 1494 grazie ai finanziamenti di re Alfonso d'Aragona fu costruito l'omonimo monastero con la nuova chiesa conclusa nel 1571. La chiesa fu restaurata per la prima volta nel Settecento dopo i danneggiamenti subiti da due terremoti. Nel 1799 il monastero fu invece soppresso dal re Ferdinando IV di Borbone, e fu adibito a deposito per le truppe del cardinale Ruffo. Il monastero divenne per un breve periodo anche abitazione civile, per poi essere restituita per decreto nuovamente ai monaci Benedettini nel 1804. L'ordine monastico dei Benedettini fu abolito per decreto da Giuseppe Bonaparte nel 1807, e nel 1835 fu trasferito nel monastero l'Archivio di Stato, con sopraintendente dal 1882 al 1889 il grande storico napoletano Bartolommeo Capasso, a cui sono oggi dedicate la strada adiacente alla chiesa ed un chiostro all'interno. Con il Regno di Italia furono aboliti gli ordini religiosi e i monaci persero anche il chiostro del Platano.
All'interno del monastero son presenti quattro chiostri: il chiostro del Noviziato o di Capasso, e il famoso chiostro del Platano, entrambi del Quattrocento, il chiostro di Marmo realizzato nel Cinquecento, e il chiostro d'ingresso, realizzato nel Seicento.



Chiostro del Platano


La chiesa nuova, a croce latina con un unica navata presenta numerose opere d'arte. Le opere di Francesco De Mura sono: il Convito in casa del Fariseo sull'ingresso principale, gli affreschi la Visione di San Benedetto, l'Incontro fra il Santo e Totila e il Patriarca che accoglie Mauro e Placido sulla volta, il ciclo di trenta dipinti dei Pontefici dell'ordine benedettino e San Severino e San Sossio posti tra le finestre della navata. Tra le opere di Marco Pino da Siena troviamo la Natività di Maria sull'altare della prima cappella a destra, l'Assunta nella terza cappella a destra, l'Adorazione dei Magi nella sesta cappella a destra, la Natività nella cappella a sinistra. Di Belisario Corenzio, che morì cadendo dalla volta, ricordiamo gli affreschi la Trinità vicino la Sagrestia, la Trinità sulla volta del transetto, le Storie del Vecchio Testamento e dell'ordine benedettino nella volta e sulle pareti dell'abside, l'Ascensione sulla volta del transetto sinistro. Altre opere meritano di essere menzionate, tra le quali spicca sicuramente il Polittico di San Severino del 1482. Di Girolamo d'Auria troviamo la Tomba di Camillo de' Medici, il bassorilievo Resurrezione di Lazzaro, la Pietà, i Santi Biagio ed Antonio da Padova, la Crocifissione ed il Monumento sepolcrale di Vincenzo Carafa. Sull'altare della seconda cappella a sinistra troviamo il Polittico di Anrea Sabatini. Da menzionare anche la Madonna di Loreto nell'antivestibolo della Sagrestia, la Deposizione della Croce nel transetto destro di Girolamo Imparato, la Madonna col Bambino con i Santi Benedetto , Mauro e Placido di Fabrizio Santafede, i sepolcri dei fratelli Sanseverino di Giovanni da Nola, la balaustrata e l'altare del presbiterio di Cosimo Fanzago.



Interno della chiesa




TAPPE E SOSTE "A SPACCANAPOLI"


(1) Largo Monteoliveto
(2) Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi
(3) Palazzo Orsini di Gravina
(4) Piazza del Gesù Nuovo
(5) Chiesa del Gesù Nuovo
(6) Decumano Inferiore (Spaccanapoli)
(7) Basilica di Santa Chiara
(8) Palazzo Filomarino
(9) Palazzo Venezia
(10) Piazza San Domenico Maggiore
(11) Chiesa di San Domenico Maggiore
(12) Palazzo Sangro di Casacalenda
(13) Palazzo Petrucci
(14) Palazzo Saluzzo di Corigliano
(15) Via Mezzocannone
(16) Palazzo di Sangro
(17) Cappella di San Severo
(18) Piazzetta Nilo
(19) Chiesa di Sant'Angelo a Nilo
(20) Palazzo Diomede Carafa
(21) Palazzo del Monte di Pietà
(22) Via San Gregorio Armeno
(23) Chiesa di San Gregorio Armeno
(24) Chiesa dei Santi Severino e Sossio
(25) Palazzo Marigliano
(26) Basilica di San Giorgio Maggiore
(27) Palazzo Cuomo


(1) Gay Odin
(2) Bar Nilo



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